Perché a Chiasso il progetto parte dall'acustica
Il rumore di Chiasso non è un rumore qualunque. L'autostrada e i binari producono un suono continuo, a bassa frequenza, molto diverso dal traffico urbano intermittente di un centro storico. Un vetrocamera standard, con due lastre di uguale spessore, entra facilmente in risonanza proprio su quelle frequenze e lascia passare il brontolio dei mezzi pesanti. La risposta corretta è un vetro stratificato asimmetrico — per esempio 8 mm da un lato e 44.2 acustico dall'altro, con intercapedine calibrata — che rompe la coincidenza e abbatte le basse frequenze invece di amplificarle.
Il vetro però è solo metà del lavoro. Su una facciata esposta al Piano di Chiasso, un serramento con vetro da 42 dB montato male ne rende sul campo molti di meno: il suono entra dal giunto fra telaio e muro, dai cassonetti degli avvolgibili delle palazzine anni Sessanta e Settanta, dalle bocchette di ventilazione. Per questo posiamo noi, senza appaltare a terzi: guarnizioni a più battute, sigillatura continua del perimetro, coibentazione del cassonetto o sua sostituzione con un modello isolato. Gran parte del risultato acustico reale si decide in quelle ore di cantiere.
Chiasso è fatta soprattutto di appartamenti in condominio, e questo cambia il modo di lavorare. Sul fronte strada il regolamento condominiale e le norme comunali chiedono in genere di mantenere colore e partiture uniformi della facciata: si può cambiare tutto ciò che sta dietro — telaio, ferramenta, vetro — conservando l'aspetto esterno. Va poi considerato che una finestra molto più ermetica di quella vecchia riduce i ricambi d'aria involontari: in cucine e bagni di alloggi compatti serve prevedere una ventilazione, anche solo microventilazione in ferramenta, per non spostare il problema dal rumore alla condensa.