Perché a Locarno il problema non è il freddo, ma l'umidità
Chi non conosce il Locarnese pensa a un clima facile: inverni corti, palme sul lungolago, una delle zone più soleggiate della Svizzera. La realtà tecnica è diversa. Le precipitazioni annue sono fra le più abbondanti del Paese e l'aria resta carica di umidità anche nelle belle giornate. Quando la temperatura superficiale del vetro scende sotto il punto di rugiada dell'aria interna, la condensa compare sul bordo della lastra e sulla spalletta, non al centro: per questo contano il vetro basso emissivo, la canalina a bordo caldo e un telaio realmente a taglio termico.
Fra Locarno, Muralto e Minusio una parte importante del parco immobiliare è fatta di appartamenti di vacanza e residenze secondarie, molti costruiti fra gli anni Sessanta e Ottanta: telai in alluminio senza taglio termico, vetrocamera di prima generazione, grandi scorrevoli verso la loggia, cassonetti degli avvolgibili non isolati. Restano chiusi e non riscaldati per settimane, poi vengono riaperti d'improvviso: è la condizione peggiore per la muffa sui contorni. In questi casi impostiamo la sostituzione senza opere murarie, curando la sigillatura su tre livelli e prevedendo un ricambio d'aria che funzioni anche ad abitazione vuota.
Nella Città Vecchia e attorno a Piazza Grande il discorso cambia di nuovo. Portici, cornici in serizzo, scuri in legno e proporzioni delle aperture fissate dal piano regolatore lasciano poco margine estetico: il profilo deve rientrare nel vano esistente e ripetere la partitura originale, spesso in legno o legno-alluminio, con ferramenta a scomparsa. Poi c'è il tema acustico, che nel nucleo e sul lungolago è molto concreto fra dehors, traffico di transito verso Ascona e serate d'estate in piazza. Un vetro stratificato acustico asimmetrico e una battuta a doppia guarnizione contano più di qualsiasi aumento di spessore.